Esistono due leggende riguardo la nascita di Mitra ma entrambe hanno in comune la scelta di incarnarsi al fine di sconfiggere il male cosmico e morale, per salvare il genere umano.
La prima leggenda narra di una divinità, Mitra, che sarebbe nata da una pietra, dalla quale sarebbe uscito armato di una daga in una mano, una fiaccola nell’altra e con un berretto frigio sul capo.
La seconda leggenda narra invece di un dio che decide di venire al mondo incarnandosi nel ventre di una vergine, e vede la luce in una grotta.
I festeggiamenti per la sua nascita avvenivano il 25 dicembre (vale la pena ricordare che la Chiesa ha accettato solo nel IV secolo, più o meno nel 335 DC, tale data come effettiva data di nascita di Cristo) e, sempre secondo la leggenda, Mitra avrebbe abbandonato il mondo terreno per tornare in cielo 33 anni dopo essersi incarnato. (La stessa storia di Cristo).
La vita di Mitra fu quella di un eroe.
In primis soggiogò il Sole, per poi accordarsi con lui e ricevere in dono una corona luminosa.
Poi catturò un toro, portandolo nella sua grotta e superando tutta una serie di difficoltà, causate da un serpente e da uno scorpione, inviati dal dio maligno Ahriman; dal corpo del toro, una volta sgozzato, vengono emanate tutte le piante salutari, in particolare la vite dal suo sangue e il grano dal suo midollo; dal suo seme sarebbero invece nati tutti gli animali utili all’uomo.
Al termine del suo operato, con l’aiuto del Sole, Mitra sarebbe assurto in cielo, da dove continuerebbe a proteggere gli esseri umani.
Nell’iconografia la divinità viene spesso rappresentata insieme a due personaggi, detti i dadofori o portatori di fiaccole: i loro nomi erano Cautes e Cautopates, ed erano talmente legati al dio da costituire in pratica un’unica divinità, il triplice Mitra (una sortà di Trinità).
Il primo dei due porta la fiaccola alzata, l’altro abbassata: rappresentano il ciclo solare, dall’alba al tramonto, e allo stesso tempo il ciclo vitale: il calore luminoso della vita e il freddo gelido della morte. Somiglianze con il cristianesimo.
Le analogie con la religione cristiana non sono solamente legate ad una delle due leggende relative alla sua nascita, alla durata della sua incarnazione e alla sorta di aureola che il Sole gli dona anche perchè il rituale mitraico prevedeva sette gradi di iniziazione: Corax, Crypticus, Miles, Leo, Perses, Heliodromus e Pater (come se fossero dei sacramenti).
Chi raggiungeva il grado più elevato, quello di Pater (che è lo stesso appellativo con cui ci si rivolge ad un sacerdote cristiano), era colui che officiava i riti, era considerato il rappresentante della divinità in terra, indossava un berretto ed un vestito rossi (come i cardinali) ed aveva un bastone da pastore con la punta ricurva (la mitra, appunto) come simbolo della propria posizione.
Ben presto i primi cristiani avrebbero iniziato a considerare il mitraismo un “travisamento satanico dei riti più sacri della loro religione”, (mentre è molto più probabile il contrario, a dire il vero…) perseguitandolo aspramente.
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