Per molti è certamente il ricordo di una felice infanzia palermitana. In campagna radunati fra amici in giornate di festa, in estate sulla calda sabbia di Mondello, in città fra le piccole vie senza uscita di quartieri popolari di una Palermo demodè. Nessuno strumento a disposizione nè artefici tecnologici….solo la voglia di stare insieme e tanta tanta voglia di ridere.
LE REGOLE: due squadre da almeno 3 persone c.u., si sfidano nel reggere l’una il peso dell’altra. Per questo è conveniente dividere preventivamente i partecipanti in modo che pesi ed altezze siano equilibrati. A turno ogni squadra “va sotto”, non prima di aver scelto il cosiddetto “cuscinetto”, cioè colui che poggiandosi su un muretto, consentirà ai compagni di poggiarsi su di esso. I compagni a loro volta dovranno piegarsi sulle gambe e abbracciarsi alla vita di chi gli sta davanti come a voler formare un trenino.
Conclusa la sistemazione, l’altra squadra dopo aver scelto l’ordine dei salti comincerà a saltare uno dopo l’altro sul ponte umano creato dalla squadra avversaria fino a che tutti non saranno sulle loro schiene. Evidentemente il primo saltatore detto “papà” correndo dovrà pronunciare, in segno di avvertimento, la fatidica frase “acchiana u patri cu tutti i so figghi” proseguendo con “prima u patri e doppu i figghi”. Alla fine vincerà la squadra che per più tempo riuscirà a tenere il peso dell’altra.