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ago

I termovalorizzatori sono davvero utili?

Autore: Leonardo  Archiviato in ambiente   Tags:

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Per termovalorizzatore si intende un inceneritore di rifiuti in grado di trasformare in energia, attraverso la combustione,  i contenuti utili residui presenti negli stessi rifiuti.

E’ costituito da un forno all’interno del quale vengono bruciati i rifiuti (CDR), a volte anche con l’ausilio di gas metano, che serve ad innalzare la temperatura di combustione nel caso il CDR non abbia sufficienti caratteristiche di potere calorifico; il calore prodotto porta a vaporizzazione l’acqua in circolazione nella caldaia posta a valle, e il vapore così generato aziona una turbina che trasforma l’energia termica in energia elettrica.

Il termovalorizzatore è quindi un impianto che utilizza come combustibile i rifiuti (CDR), con due obiettivi: eliminarli e produrre energia con il calore prodotto dalla loro combustione.

Il termine “termovalorizzatore” però, spesso utilizzato, è in realtà inappropriato, per il semplice motivo che il rendimento della cosiddetta valorizzazione del rifiuto, e cioè la quantità energetica ricavabile dal processo di combustione dei rifiuti, è di molto inferiore al rendimento di qualsiasi centrale elettrica tradizionale, e perchè l’intero processo di incenerimento, dalla raccolta allo smaltimento delle ceneri di scarto, consuma molta più energia di quanta ne occorrerebbe valorizzando il rifiuto con il riuso (raccolta differenziata, trattamento e riciclo).

Le caratteristiche peculiari di un inceneritore restano la combustione, con conseguente rilascio in atmosfera di inquinanti sottilissimi e dannosi alla salute, e la produzione di ceneri di scarto che, è bene ricordarlo, rappresentano in peso il 30% del rifiuto in ingresso bruciato.

Ciò significa che comunque, al termine del processo di incenerimento, i rifiuti in entrata vengono eliminati solo per il 70% del loro volume, creando quindi un ulteriore problema, quello dello smaltimento delle ceneri stesse.

Per quanto riguarda le emissioni inquinanti, questi impianti sono dotati di sistemi di controllo che dovrebbero garantirne un rilascio ridotto, anche se permangono dei dubbi sull’effettiva efficacia della misurazione di tale impatto, poichè le altissime temperature (anche superiori ai 1.000°) utilizzate nel processo di combustione producono nanoparticelle finissime che sfuggono al controllo.

In Italia assorbono il 15% dei rifiuti raccolti, corrispondenti a circa 4 milioni di tonnellate.

Di certo i termovalorizzatori contribbuiscono allo smaltimento dei rifiuti a vantaggio delle discariche che in ogni luogo stanno raggiungendo i limiti di saturazione.

Probabilmente l’impatto ambientale, dovuto alle ceneri da smaltire e alle polveri sottili immesse nell’atmosfera possono essere un buon compromesso.

In attesa di trovare nuove forme di smaltimento, perchè in fin dei conti la quantità di energia prodotta non giustificherebbe un ciclo produttivo di questo tipo per la produzione energetica, i termovalorizzatori non sono da disprezzare.

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