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26
nov

Il re travicello – Giuseppe Giusti

Autore: Francesca  Archiviato in poesia   Tags:

Al Re Travicello piovuto ai ranocchi,
mi levo il cappello e piego i ginocchi;
lo predico anch’io cascato da Dio:
oh comodo, oh bello, un Re Travicello!

Calò nel suo regno con molto fracasso;
le teste di legno fan sempre del chiasso;
ma subito tacque, e al sommo dell’acque
rimase un corbello il Re Travicello.

Da tutto il pantano veduto quel coso,
- E’ questo il Sovrano così rumoroso?
(S’udì gracidare).
Per farsi fischiare fa tanto bordello
un Re Travicello?

Un tronco piallato avrà la corona?
O Giove ha sbagliato oppur ci minchiona:
sia dato lo sfratto al Re mentecatto,
si mandi in appello il Re Travicello.

Tacete, tacete; lasciate il reame,
o bestie che siete, a un Re di legname.
Non tira a pelare, vi lascia cantare,
non apre macello un Re Travicello.

Là là per la reggia dal vento portato,
tentenna, galleggia, e mai dello Stato
non pesca nel fondo: che scienza di mondo!
che Re di cervello è un Re Travicello!

Se a caso s’adopra d’intingere il capo,
vedete? di sopra lo porta daccapo
la sua leggerezza. Chiamatelo Altezza,
ché torna a capello a un Re Travicello.

Volete il serpente che il sonno vi scuota?
Dormite contente costì nella mota,
o bestie impotenti: per chi non ha denti,
è fatto a pennello un Re Travicello!

Un popolo pieno di tante fortune,
può farne di meno del senso comune.
Che popolo ammodo, che Principe sodo,
che santo modello un Re Travicello!


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