Ipazia – Martire del Paganesimo

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Ipazia è stata una matematica, astronoma e filosofa greca, vissuta ad Alessandria d’Egitto, nel quarto secolo d.C. E’ ricordata come una martire del Paganesimo, in virtù della sua uccisione da parte di monaci cristiani. La sua figura è presa ad esempio come simbolo della libertà di pensiero.

Secondo il contemporaneo Socrate Scolastico, nel marzo del 415, un gruppo di monaci, guidati da un lettore di nome Pietro,  sorpresero Ipazia mentre tornava a casa e  la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario. Qui, le strapparono la veste, e la uccisero usando dei cocci. Dopo che la ridussero in brandelli trasportarono i resti del suo corpo nel “cinerone”, cancellando ogni traccia bruciando tutto.

Il filosofo pagano Damascio, che visse circa cento anni dopo i fatti, indica invece che l’omicidio fu progettato dal vescovo Cirillo. A quanto pare era tale l’astio nei confronti della filosofa che tramò la sua uccisione,  in modo che avvenisse il più presto possibile.

Anche Damascio sottolinea la brutalità dell’omicidio: «una massa enorme di uomini brutali, veramente malvagi [...] uccise la filosofa [...] e mentre ancora respirava appena, le cavarono gli occhi».

Dopo l’uccisione di Ipazia fu aperta un’inchiesta. A Costantinopoli regnava di fatto Elia Pulcheria, sorella di Teodosio II, che era ancora minorenne, vicina alle posizioni di Cirillo e come lui futura santa.

Il caso fu presto archiviato per mancanza di testimoni e si stabilì di dare la colpa a “monaci violenti”.

Qualunque fu la vera causa, di certo è stata la mano degli uomini “cristiani” a provocarne la morte; per questa ragione la sua figura si annovera tra quelle dei martiri pagani.

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