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La distruzione dei templi di Alessandria d’Egitto

Autore: Blog Master  Archiviato in cultura   Tags:                                         

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Teofilo, “vescovo di distruzione”.

I cosiddetti decreti teodosiani, emessi dall’imperatore Teodosio I tra il 391 e il 392, avevano sancito la proibizione di ogni genere di culto pagano ed equiparato il sacrificare nei templi al delitto di lesa maestà punibile con la morte. Socrate Scolastico sottolinea la particolare insistenza del vescovo Teofilo per ottenere dall’imperatore decreti che mettessero fine ad Alessandria ai culti dell’antica religione: «per sollecitudine di Teofilo, l’imperatore ordinò di distruggere i templi degli elleni in Alessandria e questo avvenne per l’impegno dello stesso Teofilo».

Fu risparmiato il tempio di Dioniso, che il vescovo ottenne in dono dall’imperatore, per essere trasformato in chiesa: già da anni un altro storico edificio, il Cesareo, il tempio di Augusto, era stato trasformato in cattedrale cristiana e costituiva il luogo di celebrazione più importante della comunità cristiana.

Una particolare resistenza opposero gli elleni alla distruzione del Serapeo, il tempio più antico e prestigioso della città, «così adorno di atri con amplissimi colonnati, di statue che sembrano vive e d’opere d’arte di ogni genere, che nulla vi è sulla terra di più fastoso all’infuori del Campidoglio».

Oltre al culto di Giove Serapide, vi erano celebrati i culti di Iside e delle divinità egizie e vi erano custoditi i loro «misteri».

Teofilo «fece tutto quello che era in suo potere per recare offesa ai misteri degli elleni», esponendo pubblicamento per dileggio gli oggetti di culto dei templi distrutti. Il gesto provocò l’ultima resistenza degli elleni: «sconvolti dall’insolito e insospettato evento, non poterono starsene tranquilli e tramarono tra loro una cospirazione ai danni dei cristiani; dopo aver ucciso e ferito molti di loro, occuparono il tempio di Serapide».

L’imperatore stesso, da Costantinopoli, appoggiò la comunità cristiana, sollecitando gli elleni a convertirsi: questi abbandonarono il tempio, che fu occupato dai cristiani. Il giorno prima della sua distruzione Olimpio, l’ultimo sacerdote del Serapeo, fuggì in Italia.

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